Rilevazione aggiornata delle problematiche del Distretto, aggregazione, formazione, valorizzazione del “saper fare”: ecco la ricetta contro la crisi proposta dal Gruppo Dirigenti Fiat, ospite oggi al Foledor a Manzano.
L’Asdi sceglie il GDF come partner dell’Osservatorio permanente del Distretto della sedia. E gli imprenditori in pensione formeranno i giovani.
I dirigenti del Gruppo Fiat lanciano la loro ricetta per risollevare le sorti del Distretto della Sedia, mettendo a disposizione dell’ASDI competenze ed esperienze; e l’agenzia per lo sviluppo del distretto accoglie l’opportunità eleggendo l’associazione partner nell’attività dell’Osservatorio permanente sul Distretto. E’ per ora solo un abbozzo di collaborazione, quella espressa sabato a Manzano dai relatori del convegno “Fiat vs Sedia” organizzato dall’ASDI Sedia, incontro che ha suscitato notevole interesse vista la considerevole affluenza di pubblico, ma intanto le basi di una sinergia tra Torino (3mila i dirigenti dell’associazione DGF, di cui 800 operativi) e il Manzanese sono state gettate. Ora si tratta di ascoltare la “lezione” di chi dalla crisi ha saputo uscirne, rilanciando un marchio anche in nome di un suggestivo “ritorno al futuro”: proprio ciò che servirebbe anche alla nostrana sedia, in legno e non.
Ma perché si è scelto il modello Fiat per Manzano? “E’ una realtà che ha assorbito egregiamente l’urto della crisi – ha detto sabato mattina in apertura dei lavori Giusto Maurig, presidente ASDI Sedia -, riemergendo rafforzata e maggiormente competitiva”. Ed ecco che, dopo un contatto col presidente della Regione Fvg Tondo, lo scorso luglio il gruppo decide di venire a Manzano. Dopo un sopralluogo di alcune aziende locali, il Gruppo ha potuto stabilire una scaletta di azioni così riassumibili: fare leva sui punti forti di chi ha fatto finora grande il Distretto (capacità imprenditoriale, know-how, design, flessibilità), superando quelli deboli (conoscenza non approfondita del mercato, limitato utilizzo degli strumenti di marketing, insufficiente valorizzazione del marchio, difficoltà nella gestione dell’internazionalizzazione) per guardare ora all’attuazione di forme di aggregazione, orizzontali e verticali, a tutelare la qualità e a promuovere l’immagine, a capitalizzare le professionalità distintive, a fare formazione. E fin qui il Distretto: i consigli per le singole imprese vanno invece dai nuovi strumenti commerciali a modelli distributivi diversi, dall’aumento della capacità produttiva al taglio dei costi.
“Ma senza una rilevazione aggiornata delle problematiche e dei fattori di successo ancora sfruttabili - avvertono Nevio Di Giusto, AD Centro Ricerche Fiat e presidente del Gruppo Dirigenti Fiat, Mauro Busi, direttore Amm. e Bilancio del Gruppo Fiat, Luigi Maglione, direttore Marketing di Innocenti, Alfa Romeo e Maserati, Fiat Auto – non sono impostabili azioni concretamente efficaci”. Il vantaggio del Distretto, paradossalmente, sta nell’aver già conosciuto una crisi, quella strutturale. Ora che il nemico è fuori “avete una base di partenza per ridisegnarvi - hanno spiegato i relatori -, però è bene convincersi che passata la crisi non tornerà tutto come prima. Tocca uscirne più forti e non farsi trovare impreparati”. Unione e aggregazione restano le parole d’ordine, “senza però svilire le specificità – ha aggiunto Di Giusto. – Ognuno ha le sue eccellenze: bisogna definirle”. Si partirà dunque con la fotografia del territorio attraverso l’Osservatorio dell’ASDI, che intende “copiare” il modello del Gruppo Dirigenti Fiat: anche il Distretto offre infatti un immenso capitale umano, non più operativo ma ricco di competenze, che dovrebbe essere messo a disposizione per la formazione dei giovani.
“In Friuli - ha detto Busi - siete abituati a fare le battaglie da soli. Qui nessuno chiede nulla allo Stato: vi rimboccate le maniche e lavorate, la vostra capacità del saper fare è eccezionale.” Questo però non basta: “la fiducia e l’amicizia contano molto meno di una volta, ora è necessario saper vendere le idee, rendere presentabili le intuizioni. Curate quindi la vostra inventività e flessibilità in tempo utile per cavalcare la ripresa ed interpretare il anticipo il mercato.” Fermo restando che la ricetta, forse l’unica, resta l’aggregazione, parola ancora ostica per gli imprenditori self-made-man friulani; di qui l’appello alla condivisione, sempre valido per quei seggiolai che non si rassegnano alla sofferta, ma inevitabile, cooperazione: “dovreste interrogarvi su questa vostra non completa disponibilità - hanno detto i rappresentanti del GDF -: quando ci si sposa si rinuncia a qualcosa, ma in cambio di qualcos’altro di più vantaggioso”.